Aprile 2020

QUALITÀ DELL’ARIA IN LOMBARDIA ED EMERGENZA CORONAVIRUS: L’INDAGINE DI ARPA RILEVA ALCUNI CAMBIAMENTI DI UN FENOMENO COMPLESSO INFLUENZATO DA PIÙ FATTORI

Riduzione del traffico e delle attività produttive e commerciali. Conseguenza delle misure governative adottate per contrastare l’epidemia da COVID-19. Inevitabile, dunque, la domanda su un tema tanto delicato come la qualità dell’aria, al centro dei dibattiti mondiali di questi anni.

Quanto allora hanno inciso e incidono i provvedimenti in atto? L’impatto sulla qualità dell’aria è certamente inevitabile e infatti in Lombardia, per limitarci a una riflessione relativa alla zona sede della nostra società e delle nostre principali attività, nelle ultime settimane, si sono rilevati alcuni cambiamenti.

In particolare si è notata una diminuzione delle emissioni derivanti dal traffico veicolare (NO, benzene e in parte NO2), mentre le drastiche riduzioni di alcune sorgenti di PM10 non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l'entità. È quanto rilevato da un’indagine di ARPA Lombardia – Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente – insieme alla Regione, sulla variazione dei fattori di pressione e sull'andamento dati di qualità dell'aria generato dalle misure di restrizione introdotte per contrastare la diffusione del Coronavirus.

Pur tenendo conto del limite rappresentato da dati raccolti tra fine inverno e l'inizio primavera, periodo dell'anno generalmente meno critico per l'inquinamento atmosferico, e  da una variazione dei fattori di pressione graduale e progressiva a causa delle azioni di contenimento via via più restrittive, l’indagine ha preso in considerazione 2 periodi: il primo compreso tra il 23 febbraio e l’8 marzo, caratterizzato dalle prime misure di contenimento su aree limitate e il secondo, dal 9 al 29 marzo, caratterizzato da misure più drastiche su tutto il territorio regionale.

 

Quali fattori sono stati presi in considerazione?

L'analisi è partita dalla stima della riduzione dei fattori di pressione nei principali settori, ovvero traffico veicolare, consumi energetici, riscaldamento e attività agricole/zootecniche.

Le misure governative in atto hanno comportato modifiche alle modalità di vita delle persone e alle attività produttive e commerciali, che si riflettono sui flussi di traffico, sulla produzione e sui consumi energetici, in modo particolare, nelle regioni del nord Italia.

Riguardo al settore riscaldamento si è visto che nel primo trimestre del 2020, le temperature medie giornaliere sono state generalmente superiori alle medie del periodo (su base ventennale).

Per le attività agricole, non limitate dalle misure di contenimento dell'emergenza sanitaria nemmeno, a partire dal 24 febbraio, rispetto allo spandimento dei liquami zootecnici, si sono stimate emissioni in linea con quelle tipiche del periodo.

 

Cosa è emerso?

Relativamente alla qualità dell'aria, per il biossido di azoto (NO2) e ancora più per il monossido di azoto (NO) e per il Benzene le concentrazioni rilevate si sono sensibilmente ridotte e, in alcune stazioni, risultano perfino inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni precedenti. In questo caso è evidente l'effetto della riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di traffico, che in ambito urbano è certamente la prima fonte di ossidi di azoto.

Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5, i dati indicano in maniera evidente la stagionalità di questi inquinanti, che registrano tipicamente i valori più elevati nei mesi più freddi dell'anno. L'analisi dei dati del mese di marzo 2020, pur collocandosi nella fascia bassa della variabilità del periodo, evidenzia un alternarsi di giornate con concentrazioni più alte e altre con valori inferiori.

Se dunque la drastica riduzione del traffico veicolare ha determinato una sensibile riduzione delle concentrazioni in aria di biossido di azoto (NO2), monossido di azoto (NO) e benzene, riguardo al particolato (PM10 e PM2.5) il discorso è molto più complesso. Le concentrazioni nel mese di marzo, “pur collocandosi nella fascia bassa della variabilità del periodo” evidenziano infatti “un alternarsi di giornate con concentrazioni più alte e altre con valori inferiori”, mentre non mancano picchi e sforamenti addirittura a Codogno, già in piena “zona rossa”.

 

Conclusioni

Secondo lo studio di ARPA Lombardia “Il trend di generale riduzione delle concentrazioni degli inquinanti che si sta osservando in questo periodo deve essere attribuito, in proporzioni non quantificabili e comunque dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante, alla globalità dei seguenti 3 fattori: riduzione delle emissioni(in particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni meteoclimatiche (sempre meno favorevoli all’accumulo in questo periodo dell’anno) e condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti.

L’analisi dei dati di qualità dell’aria evidenzia che le misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in particolare dal traffico veicolare, che sono più evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico, ovvero NO, benzene e in parte NO2, attestandosi attorno ai valori minimi o inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione. La riduzione rilevata per il particolato è influenzata nel bacino padano in modo significativo dalla presenza della componente secondaria. In determinate condizioni, gli andamenti registrati sono comunque stati influenzati dalla persistenza di alcune fonti e dalle condizioni atmosferiche. L’osservazione che drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre impediscano il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l’entità, mostra in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione e all’accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficoltà di ridurre in modo drastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie”. 

Tuttavia, per ora la valutazione è ancora incompleta. Avremo un quadro più chiaro solo al termine di questo periodo, quando – riferisce ARPA Lombardia – sarà disponibile una maggior mole di dati relativi alla variazione di tutte le sorgenti di emissione e sarà stato possibile completare le analisi di laboratorio sui campioni di particolato raccolti e approfondire l’analisi con appositi studi di scenario.

 

Fonte: ARPA Lombardia – Rapporto ‘Analisi preliminare della qualità dell’aria in Lombardia durante l’emergenza COVID-19’ – Aprile 2020

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